Denis Bergamini, la svolta arriva dopo 32 anni. Ci sarà un processo per omicidio - QuiCosenza.it
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Denis Bergamini, la svolta arriva dopo 32 anni. Ci sarà un processo per omicidio

Sarà un tribunale a giudicare Isabella Internò, accusata di concorso in omicidio aggravato dalla premeditazione e dai motivi futili

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COSENZA – Dopo 32 anni ci sarà un processo per la morte di Donato Bergamini, il calciatore del Cosenza morto il 18 novembre 1989 a Roseto Capo Spulico, lungo la strada Statale 106, che due giorni fa avrebbe compiuto 56 anni. Imputata di omicidio è Isabella Internò, oggi 52enne, ex fidanzata di “Denis” e rinviata a giudizio. La decisione è arrivata poco dopo le 14.30 di aggi al termine della terza udienza preliminare dal gup di Castrovillari Fabio Lelio Festa, che ha accolto la richiesta del PM Luca Primiceri. Il legale della donna aveva invece chiesto il non luogo a procedere. La prima udienza del processo è stata fissata per il 25 ottobre prossimo al tribunale di Cosenza.

La vicenda di Donato “Denis” Bergamini, dunque potrebbe essere, finalmente, alla svolta. Per la prima volta, infatti, si andrà in un tribunale a verificare la tesi che da 32 anni sostiene con forza la famiglia del calciatore e la sorella Donata e, cioè, che Denis non si suicidò gettandosi sotto ad un camion, come concluse la prima inchiesta e come ha sempre sostenuto l’ex fidanzata, ma fu ucciso. Il gup di Castrovillari Fabio Lelio Festa, accogliendo la richiesta del pm Luca Primicerio, ha infatti rinviato a giudizio l’ex fidanzata di Bergamini, Isabella Internò per omicidio aggravato dalla premeditazione e dai motivi futili. All’ex fidanzata della calciatore la Procura ha contestato anche le aggravanti come la premeditazione e motivi abietti e futili. Secondo l’accusa, infatti, il movente dell’omicidio sarebbe maturato a seguito della decisione presa da Denis Bergamini di voler interrompere il loro rapporto sentimentale. Dopo averlo narcotizzato e soffocato, secondo l’ipotesi dell’accusa, sarebbe stato simulato un suicidio. Nessun movente legato a droga, soldi, alla malattia cosentina o al calcioscommesse, come si era più volte parlato nei primi anni delle inchieste, ma un movente passionale. La Internò oggi non era presente in aula ed il suo avvocato, Angelo Pugliese, non ha voluto fare commenti. Così come non era presente Donata, la sorella di Denis, alla cui tenacia – sostenuta dall’avvocato Fabio Anselmo – si deve il processo giunto a conclusione della terza inchiesta aperta sulla morte del calciatore di Argenta (Ferrara) e di una storia che sembra infinita.

La prima indagine si concluse con l’assoluzione di Raffaele Pisano, l’autista del camion sotto cui finì Bergamini, dall’accusa di omicidio colposo. All’epoca fu detto che Denis si era gettato sotto il mezzo per suicidarsi dopo un litigio con la Internò con cui si trovava in una piazzola di sosta sulla 106. Una tesi sempre contrastata dalla famiglia di Bergamini ed in particolare da Donata che da allora ha iniziato una battaglia raccogliendo elementi con lo scopo di fare riaprire le indagini. E così è stato una prima volta quando, nel luglio 2011, la Procura di Castrovillari tornò ad indagare sulla morte di Bergamini, anche alla luce di una perizia dei carabinieri del Ris di Messina secondo i quali Bergamini era già morto quando finì sotto al camion. Sia la Internò che Pisano finirono sul registro degli indagati: la prima per omicidio ed il secondo per favoreggiamento e false dichiarazioni. L’inchiesta però finì con un nulla di fatto. La stessa Procura, infatti, nel dicembre del 2014 chiese l’archiviazione per entrambi che giunse il primo dicembre 2015. Donata non si arrese e insieme all’avvocato Fabio Anselmo tornò a chiedere la riapertura delle indagini nel 2017 trovando ascolto nell’allora procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla. Quest’ultimo fece riesumare il corpo e gli esami fecero emergere quelle che furono definite “incongruenze” con l’autopsia effettuata all’epoca della morte. Una perizia disposta dai pm giunse poi alla conclusione che Bergamini era morto “per soffocamento”.

Agli atti del fascicolo delle indagini che adesso hanno portato al rinvio a giudizio c’è anche un’informativa della sezione di Pg della Polizia alla Procura di Castrovillari, nella quale si afferma che “l’evolversi dell’attività di indagine e le risultanze emerse hanno impietosamente fatto emergere come l’omicidio di Donato Bergamini sia maturato nell’ambiente strettamente familiare di Isabella Internò e che le dinamiche scatenanti il fatto delittuoso siano da ricercare nella tormentata relazione sentimentale tra la vittima e Isabella Internò e la fine del rapporto stesso”. Il processo, che inizierà il 25 ottobre prossimo, però, potrebbe non essere l’atto conclusivo. La Internò, infatti, è stata rinviata a giudizio per concorso in omicidio. Secondo la Procura e gli investigatori dunque, la donna non era sola quando Bergamini morì. Chi fossero quelle eventuali altre presenze per adesso è un mistero. Chissà se il processo contribuirà a fare chiarezza, oltre che sulle eventuali responsabilità di Isabella Internò, anche su questo aspetto.

Anselmo “il gup ha accolto tutte le nostre tesi”

“Il primo pensiero è che, purtroppo qui, non c’è Donata Bergamini e questo per me è fonte veramente di grande dispiacere perché è un momento fondamentale, una grande soddisfazione professionale e a lei voglio dire solo Donata ce l’abbiamo fatta”. Sono state queste le prime dichiarazioni del legale della famiglia Bergamini Fabio Anselmo, commentando la decisione del Gup di Castrovillari. “Questo – ha aggiunto il legale – è un processo di donne. Donna è l’imputata, donna è la vittima di questa terribile vicenda che sta durando da 32 anni e donne sono le mie collaboratrici di studio, l’avvocata Alessandra Pisa e l’avvocata Silvia Galeone, che hanno preso a cuore questa vicenda e hanno saputo trovare tutti gli elementi per poterci consentire di portare, finalmente, a Donata questa notizia, cioè che Isabella Internò verrà processata per omicidio volontario pluriaggravato. Questo è fondamentale. Il giudice ha accolto tutte le nostre tesi per quanto riguarda le eccezioni sull’utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, dei verbali degli interrogatori Internò e di quant’altro. La mia soddisfazione personale e professionale, ma soprattutto personale, è grande. Donata, io mi rivolgo a te, ce la abbiamo fatta”.

“Per arrivare qui, al processo – ha detto l’avv. Anselmo – è servita la determinazione, credere nella giustizia, una giustizia purtroppo incredibilmente lenta. Se oggi siamo qui dobbiamo ringraziare il procuratore della Repubblica di Castrovillari del 1989, dobbiamo ringraziare anche il procuratore Eugenio Facciolla che accolse e fece sue le nostre tesi e ci credette in quest’inchiesta e riuscì a ottenere la riapertura del caso e dobbiamo ringraziare il dottor Primicerio che ha fatto suo questo caso pur non avendolo vissuto dall’inizio ed è riuscito ad impadronirsi della vicenda facendo un lavoro veramente immane. Senza questi due ultimi uomini, perché la giustizia è degli uomini, noi non saremmo andati da nessuna parte, come non saremmo andati da nessuna parte senza la determinazione di Donata Bergamini, della sua famiglia e di Domizio che oggi non c’è più purtroppo“.

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“Prendocasa” contro Furgiuele: “si interessi dei problemi reali dei calabresi”

E’ evidente che questa uscita è per avere visibilità in vista delle prossime elezioni politiche, cavalcando uno dei cavalli di battaglia salviniani, gli sgomberi. Una vera e propria ossessione”

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COSENZA – “Il deputato calabrese della Lega Domenico Furgiuele, noto più per i suoi problemi giudiziari nella veste di prenditore locale che per il suo impegno politico, ha presentato una interrogazione parlamentare alla ministra Lamorgese chiedendo di sgomberare lo stabile di via Savoia a Cosenza”. Così gli esponenti del Comitato “Prendocasa” di Cosenza replicano al parlamentare del Carrocchio. “E’ evidente che questa uscita – sostengono – ha come unico intento quello di ricercare visibilità in vista delle prossime elezioni politiche, cavalcando uno dei cavalli di battaglia salviniani, gli sgomberi. Una vera e propria ossessione”.

“Ne approfittiamo – aggiungono – per rinfrescare la memoria e dare alcuni suggerimenti all’onorevole Furgiuele e ai suoi disattenti consiglieri locali, che evidentemente ignorano il drammatico problema dell’emergenza abitativa in Calabria. Lo stabile ATERP di via Savoia – si legge nella nota –  per anni ha versato in stato di totale abbandono e incuria ed è stato oggetto di qualsiasi tipo di razzia, un luogo pericoloso per l’intero quartiere. Dall’autunno del 2016 è stato sottratto al degrado ed è abitato da decine di uomini, donne e bambini che hanno pagato sulla propria pelle la cattiva e clientelare gestione dell’edilizia residenziale pubblica da parte delle istituzioni calabresi”.

“In questi anni si sono succeduti decine di incontri con l’Aterp Calabria – dicono gli attivisti di “Prendocasa” – con l’amministrazione regionale Oliverio e con l’amministrazione comunale Occhiuto e ancora con i tanti Prefetti succedutisi in città e i parlamentari cosentini. La richiesta di un investimento radicale su politiche abitative strutturali ed orientate a garantire un diritto fondamentale ai calabresi meno abbienti è sempre stata ignorata. Ricordiamo al deputato lametino che l’ATERP Calabria negli anni ha rappresentato lo strumento di raccolta voti per diverse famiglie politiche locali che dispensavano alloggi a proprio piacimento. Una gestione criminale – ricordano – accertata finanche da diverse inchieste della magistratura.

Furgiuele vada ad informarsi su che fine abbiano fatto i fondi ex Gescal destinati all’edilizia residenziale pubblica cercando si renderà conto anche del fatto che gli unici a denunciare questa distrazione di fondi pubblici ai danni dei calabresi è stato il Comitato Prendocasa. Invece di interessare il Ministro Lamorgese, il deputato e i suoi sodali, in qualità di rappresentanti della maggioranza al Governo nazionale e regionale diano risposte ai calabresi sui temi del diritto all’abitare, dalla gestione del patrimonio al blocco del turnover, passando per le liste di assegnazione ferme da decenni e i lavori di manutenzione e ammodernamento delle case popolari mai eseguiti. I calabresi – concludono gli attivisti –  attendono risposte”.

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Rende, ricorda la strage di Capaci. Manna e l’assessora Sorrentino alla commemorazione

“La Mafia non è soltanto un’organizzazione criminale, ma qualcosa di molto peggio. Prima di questo, purtroppo, è un modo di pensare, un modello culturale”

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RENDE – Partecipata e sentita la manifestazione che l’Istituto comprensivo di Quattromiglia ha promosso stamane in occasione della strage di Capaci e a cui hanno preso parte il sindaco di Rende Marcello Manna e l’assessora ai rapporti con la scuola Lisa Sorrentino. 

“Appare oggi più che mai necessario – ha dichiarato il primo cittadino rivolgendosi agli studenti- moltiplicare momenti di riflessione da parte di voi ragazzi su ciò che accadde trent’anni fa. Una stagione che ha visto un’antipotere agire contro i principi democratici della nostra Costituzione. Ancora oggi manca una parte di verità per far chiarezza su alcuni elementi chiave rispetto all’omicidio di Giovanni Falcone: chi ha avvertito che il giudice Falcone partiva da Roma su un aereo noleggiato dal Sismi? Il nostro Paese ha attraversato tante stagioni che sono rimaste in zone d’ombra. Quell’antipotere ha cercato di modificare le nostre regole di civiltà, di democrazia: questa è la battaglia da combattere oggi nel momento in cui ricordiamo Giovanni Falcone. Non è una battaglia che è terminata, ma deve andare avanti soprattutto con le scuole, con l’impegno civile e sociale che dobbiamo avere nel difendere la nostra democrazia e, per fortuna, nel farlo abbiamo un faro che ancora richiede tanto impegno e che è la nostra Costituzione: i suoi valori non si sovvertono né con le bombe, né in altro modo”.

“Tutto questo dovrebbe porci di fronte a delle domande oltre che richiamare tutti e tutte le cittadine e ovviamente tutte le istituzioni ad un maggiore senso di corresponsabilità. La Mafia non è soltanto un’organizzazione criminale, ma qualcosa di molto peggio. Prima di questo, purtroppo, è un modo di pensare, un modello culturale. É solo l’effetto di qualche cosa di ben più saldamente radicato ed è proprio per questo che è necessario attuare un contrasto alle cause. In questo il ruolo della scuola deve essere centrale: fare educazione inclusiva significa fare comunità. Inclusivo è un ambiente dove tutte le diversità vengono valorizzate così da dare a tutti pari possibilità di crescita in un sistema equo e coeso in grado di prendersi cura di tutti i cittadini e le cittadine assicurandone la loro dignità, il rispetto delle differenze e le pari opportunità. Il sapere e la cultura ci rendono indipendenti, sani e liberi. Sempre più necessarie sono quelle scuole che contribuiscono alla diffusione dei valori della non violenza e del rispetto verso gli altri, dell’importanza dei diritti civili e umani, della solidarietà. Abituarsi ai soprusi, arrivare a considerarli addirittura accettabili, è già un modo per consegnarsi alle mafie.

I soprusi sono di diversa natura e il più delle volte portano all’isolamento alla marginalizzazione alla ghettizzazione rendendo il terreno fertile all’attecchimento del seme della sopraffazione e delle ingiustizie. In questa direzione penso al ragazzo o alla ragazza vittima di bullismo o peggio di violenza fisica perché diversa o diverso, perché appartenente ad una diversa religione, cultura o perché non abbiente, ma penso anche all’ esclusione, all’isolamento dei figli e delle figlie di chi si è macchiato di crimini mafiosi. Se li si emargina in un contesto scolastico, maggiori saranno le probabilità che si sentano accolti in un contesto deviante, in un contesto mafioso. Per questi motivi bisogna necessariamente attivarsi per rendere l’ambiente scolastico sempre più inclusivo”, ha concluso l’assessora ai diritti civili Lisa Sorrentino.

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Furgiuele, “sgomberare stabile Aterp Cosenza: è occupato abusivamente”

“Ho interrogato il ministro Lamorgese per sapere quali misure intenda adottare per consentire lo sgombero e quale sarà l’impegno del governo”

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CATANZARO – “Da diversi anni a Cosenza uno stabile di proprietà dell’Aterp Calabria è occupato abusivamente da cittadini senza fissa dimora. La Procura della Repubblica della città ha aperto le dovute indagini giudiziarie e siamo fiduciosi nel suo buon lavoro”. Lo afferma, in una nota, il deputato calabrese della Lega Domenico Furgiuele.

“Nel frattempo, però, l’Aterp Calabria – prosegue Furgiuele – è costretta a essere ospitata nei locali del palazzo della provincia di Vaglio Lise. È inaccettabile che un’azienda pubblica debba dislocare i propri uffici territoriali. Inoltre, una volta liberato l’edificio, sarà necessario un intervento dei servizi sociali del Comune per l’allocazione dei numerosi soggetti occupanti in strutture ricettive temporanee o definitive. Per questi motivi ho interrogato il ministro Lamorgese per sapere quali misure intenda adottare per consentire lo sgombero e quale sarà l’impegno del governo nello sforzo di ricollocazione degli occupanti”.

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