Cosenza, chiude il bar e si dà alla fuga: dentro droga, contanti e allaccio abusivo - QuiCosenza.it
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Cosenza, chiude il bar e si dà alla fuga: dentro droga, contanti e allaccio abusivo

Durante il servizio di controllo su Corso Telesio gli agenti hanno notato un uomo – identificato come pluripregiudicato cosentino – scappare alla loro vista

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COSENZA – Nel tarda serata di ieri, la Squadra Mobile e l’U.P.G.S.P. Sezione Volanti  è intervenuto su Corso Telesio a Cosenza per una verifica in un esercizio commerciale del posto. Durante il servizio di controllo gli agenti hanno notato un giovane che, accortosi della loro presenza, ha chiuso repentinamente la saracinesca del bar dandosi alla fuga e sfruttando i vicoli tutt’intorno presenti.

I poliziotti, riconosciuto il fuggitivo, il cosentino R.M. di anni 48 e pluripregiudicato, si sono attivati per eseguire un più approfondito accertamento all’interno dell’esercizio che risultava privo di qualsivoglia licenza nonché con la presenza di numerosi elettrodomestici, tra cui un registratore di cassa,  da cui si evidenziava che lo stesso era adibito alla vendita di bevande ed alcolici. Nelle adiacenze del bar, inoltre,  sono stati controllati diversi soggetti pregiudicati.

Un ulteriore perquisizione realizzata anche con l’ausilio dell’Unità cinofila della Questura di Vibo Valentia, ha portato al sequestro di diversi involucri di sostanza stupefacente del tipo marijuana per circa 100 grammi oltre a due bilancini e danaro in contante.

Il locale era anche abusivamente collegato alla rete Enel , motivo per il quale, secondo le determinazioni assunte dalla locale Procura della Repubblica, si è proceduto al sequestro del bar abusivo e si deferiva il R.M. per i reati di detenzione di droga ai fini di spaccio e per furto aggravato di energia elettrica.

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Primo vero comizio in città, a fare il pienone è Giuseppe Conte

Tifo da stadio, cori e applausi scroscianti per il presidente del Movimento Cinque Stelle a sostegno di Bianca Rende

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COSENZA – Cori da stadio, applausi e cellulari in mano. È il numeroso pubblico di Giuseppe Conte in piazza 11 Settembre, che lo acclama e intona “sei bellissimo”. Un vero e proprio bagno di folla che segna il primo comizio partecipato degli ultimi tempi. Arriva come una star e la gente lo acclama: lui il simbolo dell’Italia unita per combattere il Covid, oggi è leader del movimento politico che fu di Grillo e dai palchi invita i cittadini al voto consapevole.

In apertura del suo discorso ricorda Stefano Rodotà, “grande personaggio di questa città e di questa terra”. Poi, un lungo discorso sull’etica politica e l’importanza del voto consapevole. Infine, l’appello a sostegno di Bianca Rende per cambiare il futuro della città. «Non siamo riusciti a concludere un accordo con il Pd – ha dichiarato dal palco – ma sono qui non per una scadenza elettorale, ma perché nella rivoluzione culturale che può vedere protagonista Bianca Rende. Smettiamola di pensare che la politica sia solo una croce su una scheda elettorale, partecipate e scegliete il progetto. Basta con il voto di cortesia, avete un obbligo morale. Ho messo la firma su Bianca Rende e non andiamo insieme ad altre forze del centrosinistra. Rispetto tutti ma se i Cinquestelle mettono la firma sulla sua candidatura vuol dire che la proposta è valida».

Inevitabile il passaggio sui momenti difficili vissuti durante il primo lockdown. «Stiamo uscendo da anni difficili, e abbiamo sofferto insieme, una diffusa sofferenza sociale, economica e psicologica. Dopo tanti sacrifici – ha proseguito Conte – siamo qui insieme per riprendere in mano le nostre vite. Facciamo ripartire la cultura e lo spettacolo e rispettiamo le regole. Convinciamo chi non si è vaccinato a farlo».

Un passaggio anche sul commissariamento della sanità la dedica al commissariamento della sanità. «Quando c’è stato da lavorare per la sanità calabrese – ha detto l’ex premier – lo abbiamo fatto ed io ho messo la faccia scegliendo un commissario dopo aver ricevuto diversi rifiuti. Nessuno voleva venire qui».

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Bambina caduta dal balcone a Lappano. Dichiarata la morte cerebrale

La bambina si trovava ricoverata all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma dove è stata dichiarata la morte cerebrale

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LAPPANO (CS) –  É stata dichiarata la “morte cerebrale” della bambina caduta del balcone la sera di venerdì scorso dal balcone della sua abitazione, al secondo piano di una villetta nella frazione “Santo Stefano” di Lappano, un centro a pochi chilometri da Cosenza. Una tragica notizia che non avremmo mai voluto ricevere, confermata purtroppo dai medici dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma dove la piccola si trovava ricoverata.

La bambina, dopo un primo ricovero nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Cosenza, era stata trasferita d’urgenza con un volo dell’Aeronautica militare al “Bambin Gesù” di Roma, dove oggi é stata sottoposta ad una Tac a conclusione della quale i sanitari del nosocomio pediatrico ne hanno dichiarato la morte cerebrale. La bambina, secondo quanto si é appreso, è tenuta in vita solo dalle apparecchiature cui é collegata. Sulla dinamica di quanto é accaduto venerdì scorso sono in corso le indagini dei carabinieri della Compagnia di Cosenza.

 

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Cosenza, l’omicidio nel 1981 del commerciante Santo Nigro. Condannate 4 persone

Il commerciante cosentino venne ucciso a colpi di pistola a via Popilia perché si era rifiutato di pagare il “pizzo”

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CATANZARO –  Il Tribunale di Catanzaro, nel processo con rito abbreviato sull’omicidio del commerciante Santo Nigo, avvenuto a via Popilia nel 1981, ha condannato rispettivamente a 30 anni di reclusione a Francesco Cicero, a tre anni e quattro mesi a Mario Pranno e due anni ciascuno ai collaboratori di giustizia Aldo Acri e Francesco Saverio Vitelli. Per gli ultimi tre imputati è stato applicato il principio della “continuazione” con le precedenti condanne in via definitiva dei processi “Missing” e “Luce.

Quello di Nigro è un omicidio avvenuto 40 anni fa: il commerciante venne ucciso a colpi di pistola a via Popilia perché si era rifiutato di pagare il “pizzo”. Nell’agguato il figlio venne ferito ad una gamba. Le indagini e il lavoro certosino della DDA di Catanzaro del procuratore Nicola Gratteri, dell’aggiunto Vincenzo Capomolla e dai sostituti Corrado Cubellotti,  Camillo Falvo e Vito Valerio, hanno permesso di individuare gli autori dell’omicidio e accertare che Nigro fu ucciso dai vertici del clan Perna-Pranno proprio perché si sarebbe opposto alle continue richieste estorsive ” del gruppo alla continua ricerca di soldi. Santo Nigro venne prima aggredito e poi ferito mortalmente a colpi di pistola.

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