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Armi chimiche siriane, l’iprite è già in viaggio per raggiungere la Calabria

GIOIA TAURO – Completato il carico dell’Ark Futura.

La Siria ha completato la consegna dell’ultimo 8% di armi chimiche destinate a essere distrutte all’estero. L’arsenale è stato caricato al porto siriano di Latakia a bordo della nave danese Ark Futura. Il cargo è quindi salpato alla volta di Gioia Tauro per il trasbordo di parte del materiale sulla nave Usa Cape Ray. Lo annuncia il direttore generale dell’Organizzazione per la proibizione della armi chimiche (Opac). Ma l’organizzazione non precisa quando arriverà a Gioia Tauro con le sue 570 tonnellate di agenti chimici. La notizia è stata divulgata con netto ritardo per evitare disagi prima che la nave che sta terrorizzando il Mediterraneo lasciasse le acque territoriali siriane. Quando la Ark Futura raggiungerà Gioia Tauro trasborderà sulla Cape Ray agenti chimici di priorità 1 (tra cui iprite e precursori del sarin), che saranno poi distrutti a bordo della nave Usa che si sposterà in acque internazionali, ma sempre all’interno del Mediterraneo. La distruzione attraverso idrolisi sulla Cape Ray “durerà circa 60 giorni”, ha ricordato Uzumcu, mentre quella nelle industrie civili “durerà di più, forse 4 mesi”. Dopo la tappa nel porto calabrese, la Ark Futura proseguirà infatti il suo viaggio verso la Gran Bretagna per consegnare circa 150 tonnellate di agenti chimici (di tipo B) che saranno distrutti sul territorio britannico e verso la Finlandia che neutralizzerà materiale di priorità 2 negli impianti industriali dell’Ekokem.

 

L’eliminazione delle armi chimiche dalla Siria è “una missione storica”: “Mai prima d’ora un intero arsenale di armi di distruzione di massa era stato rimosso da un Paese con un conflitto interno armato in corso“. Lo ha sottolineato il direttore generale dell’Opac Ahmet Uzumuc, nell’annunciare “l’importante tappa” di oggi con il completamento della consegna delle armi chimiche siriane alla missione Opac-Onu e ringraziando gli “oltre 30 paesi” che partecipano alla missione. Il lavoro dell’Opac in Siria andrà avanti, ha poi aggiunto Uzumcu, ricordando che Damasco deve ancora distruggere sul territorio 12 siti di produzione di armi chimiche e ricordando la missione investigativa in corso in queste settimane nel Paese che ha già stabilito che negli ultimi mesi è stato usato gas cloro in attacchi chimici. Il cloro è una sostanza industriale non proibita, ha ricordato il direttore generale, e perciò non faceva parte delle 1200 tonnellate di agenti chimici dichiarati dalla Siria in base alla Convenzione.

 

Perchè si è scelta la Calabria? Si apprende da fonti militari che la scelta sarebbe caduta su Gioia Tauro in quanto ritenuta una location particolarmente “tranquilla” sotto il profilo dell’ordine pubblico. Pare infatti che la principale preoccupazione delle autorità militari riguarderebbe il pericolo di contestazioni ed eventuali azioni di disturbo delle operazioni da parte dei movimenti ambientalisti. Il porto reggino infatti sarebbe stato preferito ad altre località definite più “calde” come Livorno o Taranto. Per ogni evenienza le autorità militari sembrano aver individuato anche una soluzione alternativa a Gioia Tauro che dovrebbe essere il porto siciliano di Augusta, in provincia di Siracusa. Per le autorità invece sono pochi i timori legati ad incidenti nelle operazioni di trasbordo delle armi chimiche. Ad oggi ancora non si conoscono le eventuali misure di sicurezza che saranno adottate dalle autorità italiane in materia di tutela dell’ambiente e sicurezza dei cittadini. L’operazione resta infatti senza precedenti nel bacino del Mediterraneo e per ritrovare un carico di armi di questo tipo in transito dai porti italiani bisogna andare indietro alla guerra del Vietnam ed all’agente orange.