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Viadotto Cannavino, Casil: “Va subito abbattuto. Anas racconta favole a cui nessuno crede più” (AUDIO)

Casil: “il Viadotto Cannavino, va immediatamente chiuso al transito veicolare e pedonale e letteralmente abbattuto. L’Anas taccia, più parla più ne conferma la pericolosità” 

COSENZA – Sulla complicata “questione Viadotto Cannavino” e sulla sua pericolosità, interviene il Sindacato Autonomo Casil.

“Sono trascorsi oltre 10 anni e sei mesi – si legge in una nota – da quando la Casil ha intrapreso la battaglie per far chiudere il Viadotto Cannavino sulla SS 107 nel Comune di Celico.     

Gravi risultavano le accuse che lanciava contro l’Anas che registrava con disinvoltura, tanto che la medesima Casil fu costretta a chiedere l’intervento del Prefetto dell’epoca Sbordone il quale, di fronte alle minuziosi argomentazioni del Sindacato, invitava e successivamente diffidava l’Anas ad intervenire con assoluta tempestività sul viadotto in relazioni alle denunce del Segretario Generale della Casil Franco Scrivano.

Dopo di ché l’Anas finalmente si mosse ma non nei termini dovuti, sfidando la natura, forse anche perché supportata dal silenzio di alcuni Sindaci locali quanto non anche avversanti la posizione della Casil, perché a loro dire, la chiusura del viadotto penalizzava la stagione turistica, dimostrando qualora ce ne fosse stato bisogno quali considerazioni ha la politica della vita di inconsapevoli cittadini.

Alcuni degli interventi come la installazione di semafori per evitare il doppio senso di circolazione furono anch’essi condannati dalla medesima Casil, atteso che il peso eccessivo del carico ad apertura del verde avrebbe potuto aggravare la precarietà.

E mentre le istituzioni dormivano sonni tranquilli il Cannavino ha continuato a mostrare la sua insofferenza.

Franco Scrivano, segretario della CASIL è intervenuto ai microfoni di Rlb Radioattiva per sottolineare la situazione di estrema gravità in cui versa il viadotto

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Quasi per incanto, finalmente, la politica di recente si è fatta sentire scoprendo così l’acqua calda. Eppure la Casil nei suoi interventi chiedeva la immediata chiusura del Cananvino, perché la sua costruzione che destava gravi preoccupazioni andava inquadrata nella sperimentazione, subito accantonata. Ed anche per questo denunciava che l’età del viadotto Cannavino era entrata nella vecchiaia, perché il suo genere, di norma ordinariamente ha una durata di circa 30 anni dopo di ché o va declassato o ricostruito. E ciò al di là della vistosa pericolosità che la medesima struttura presenta da oltre 20 anni.

Non ci sorprende affatto se a momenti cessi la sua funzione e si accartocci sull’immensa vallata, travolgendo nella sua disperazione tutto ciò che in quel momento vi transiti, con conseguenze ineludibilmente mortali.

Ne consegue che il Viadotto Cannavino, va immediatamente chiuso al transito veicolare e pedonale e letteralmente abbattuto, ovvero se economicamente conveniente, recuperando le campate da utilizzare per congiungere brevissimi tratti di diverse realtà.

Oggigiorno è sceso in campo anche il responsabile della Protezione Civile Calabrese, Carlo Tansi, con una durissima nota ricolta all’Anas ed al Prefetto Tomao, che la Casil sottoscrive appieno.

L’Anas continua a dichiarare che ha commissionato un monitoraggio all’ing. barese Pietro Monaco, facendosi scudo delle sue dichiarazioni, trascurando la parzialità delle stesse e l’aspetto visivo che nessuna perizia potrà mai cancellare. Il viadotto è pericoloso e potrebbe cadere anche a momenti, perché di tempo ne ha concesso già molto.

Il Prefetto Tomao ed il Procuratore della Repubblica Spagnuolo non possono né guardare né tanto meno concedere altro tempo a corrispondenza epistolare che potrebbe risultare infausta.

Del resto anche dalle dichiarazioni della stessa Anas si ha la conferma della gravità di salute del Cannavino. Infatti l’Anas che dapprima dichiarava di non avere disponibilità economiche è passata all’intervento di manutenzione ma a partire del prossimo 2017, stanziando circa 1,500 milioni di euro. Ma di grazia è possibile che per manutentare un viadotto di un paio di centinaia di metri occorrano circa 3 miliardi di vecchie lire? Ne consegue che l’intervento è radicale seppure rattoppato.

Ebbene sia il Prefetto che il Procuratore della Repubblica devono ordinare la chiusura del Cannavino, perché Dio non voglia cada prima della sua chiusura e procura morti e feriti, non è sufficiente la nostra condanna ed il loro cordoglio….da coccodrillo….. ma saranno denunciati alle autorità competenti perché ne rispondano interamente nei risarcimenti civili ancorché della loro responsabilità penale.

Il Prefetto Tomao si faccia portare il fascicolo aperto dal Prefetto Sbordone su denuncia della Casil nel lontano 2006 perché possa rendersi conto che l’Anas racconta favole a cui nessuno crede più, mentre il Procuratore della Repubblica, oltre a far recuperare il carteggio del passato, apra un nuovo fascicolo nel rispetto dell’obbligatorietà dell’azione penale che va portata avanti a conoscenza di fatti e non soltanto su denuncia di parte a cui non ci sottoporremo più’ se non per essere ascoltati in qualità di informati sui fatti.

La procura dovrebbe essere dotata di rassegna stampa e qualora quella cosentina ne risultasse priva ed il magistrato non legga giornali locali ascolterà certamente il vocio del popolo stanco ed giustamente preoccupato.

Nel 2006 aggiungevamo alla richiesta di immediata chiusura del Cannavino, ripetuta nel tempo, anche di sottoporre a particolare attenzione altra struttura, sempre sulla SS 107 ma ricadente nel Comune di San Fili in prossimità del bivio per Rende, anch’essa di uguale criterio di costruzione e che già da tempo presenta cedimenti per abbassamento del manto stradale centrale. Non a caso anche per tale viadotto sono trascorsi oltre 30 anni dalla costruzione e perciò quanto meno dovrebbe rientrare nel declassamento e perciò chiuso al traffico per i mezzi pesanti.”

(Franco Scrivano Segretario Generale Casil)